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Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo di Sorrento-Sant'Agnello

Tradizione e Folklore


LA TARANTELLA SORRENTINA

LA TARANTELLA SORRENTINA

Nessuno, arrivando a Sorrento, può sottrarsi alla tentazione di procurarsi i piaceri che solo la visione dello spettacolo della Tarantella è capace di assicurare. 
Considerata come il ballo popolare più famoso del mondo la Tarantella è capace di suscitare quelle emozioni di indescrivibile allegria e totale coinvolgimento. Danza popolare antichissima - tante sono le ipotesi sulla sua origine - nel corso del tempo si è trasformata in una vera e propria attrazione turistica.
Le festose musiche che accompagnano questa danza, la grazia mostrata dai ballerini nei loro movimenti ed i colori sgargianti dei loro abiti, sono un vero inno alla felicità e rappresentano l’espressione più autentica della gioia di vivere.
Difficile stabilire se sia più facile lasciarsi trascinare dalla musica suonata con strumenti tipici della tradizione napoletana  quali il tamburello, la chitarra, il mandolino, il violino, le nacchere, il contrabbasso e la fisarmonica oppure se risulti più semplice lasciarsi ipnotizzare dalla bellezza degli abiti indossati, ricchi di velluti coloratissimi, di merletti raffinati oltre che di ricami in oro. 
Oggi si può assistere allo spettacolo della Tarantella in alcuni locali specializzati che, curando le magnifiche coreografie e scenografie, ripropongono come sfondo delle rappresentazioni, le immagini ed i paesaggi dell’antica Sorrento.

FAUNO NOTTE CLUB
Un viaggio nella storia attraverso i secoli dal 1558 ad oggi a suon di musica e balli tradizionali.

SORRENTO MUSICAL – TEATRO TASSO
La tradizione di due secoli di danze, costumi e musiche partenopee in un coinvolgente Musical.

I RITI DELLA SETTIMANA SANTA

I RITI DELLA SETTIMANA SANTA

La Pasqua, che è festa di resurrezione, è anche festa di primavera, rito di passaggio stagionale che custodisce sin nel nome l’eco di tale transizione: deriva infatti dall’aramaico “pasha” che significa “passaggio”. Nella settimana Santa la memoria del Dio che risorge si articola con il simbolismo della natura che si risveglia. Non a caso la Pasqua, come altre analoghe feste nel mondo mediterraneo precristiano cade nella domenica che segue il primo plenilunio dopo il ventuno marzo, quindi intorno all’equinozio di primavera, quando la natura rinasce dal sonno invernale ed il ciclo delle messi volge verso la stagione della fioritura e dei raccolti.
Tale simbolismo di morte e rinascita, di tenebra e luce, è tuttora percepibile nelle “funzioni della Settimana Santa".
Nel rito dei Sepolcri allestiti il Giovedì Santo con il grano pallido fatto germogliare nel buoi delle chiese parate a lutto per il periodo della Quaresima.
E, soprattutto, nelle processioni del Venerdì Santo quando il simulacro della Madonna vestito a lutto vegli come grande icona sul corpo del figlio esangue.
In pochi luoghi del Mediterraneo, il teatro della passione celebra i suoi fasti con la stessa corale simultaneità come nell’intera penisola sorrentina. 
Nei riti locali della Passione le costanti, nel corso del tempo, hanno superato di gran lunga le variazioni. Il colore innanzitutto: il contrasto tra il bianco ed il nero rappresenta la prima costante nelle sacre rappresentazioni in cui i simboli della passione diventano racconto dell’evento nella memoria collettiva. Come costante è la forte volontà di partecipazione che si manifesta come segno di devozione e penitenza insieme.
Allargando il campo si potranno cogliere variazioni nel colore delle vesti delle processioni, oltre al bianco e al nero, il rosso ed il viola, l’introduzione di figuranti in costumi romani antichi che, se danno una connotazione storica più eloquente e vicina ai racconti evangelici, si allontanano però dall’impostazione di tono penitenziale introdotta nel 17° secolo dai Gesuiti presenti in penisola.
Anche i temi musicali variano: se a Sant’Agnello il corteo si muove sull’onda di una musica grave e ribattuta, il corteo di Piano, invece, si muove con passo lento quasi recitando un “officium tenebrarum”. La  processione “Bianca” di Meta, a sua volta, intona a voce spiegata un “cantus firmus” mentre la processione “Nera” di Massa Lubrense ha un coro di “frati guerrieri” sul punto di prorompere in un “Dies irae”.
Dalle tenebre notturne sembra avanzare la schiera dei partecipanti alla processione “Bianca” di Sorrento risalendo i crinali della notte. Dalla medesima lontananza sembra emergere il vessillo della Nera di Sorrento con le insegne tenebrose della morte stemperate nella chiara fluorescenza della notte mediterranea. Mentre il corpo di Cristo piagato, portato amorevolmente a spalla e disposto con grazia su tappeti di fiori e merletti, fa pensare ad un’antica scienza del lutto che sposa un’estetica della comunità della “compassione”. Il tutto è reso ancor più struggente dalle note del Miserere intonato  da un folto gruppo di incappucciati che accompagnano entrambi i cortei. 
Pur tra variazione e costanti i riti delle Passione in Penisola Sorrentina sono lo specchio di una fede atavica che si manifesta con continuità d’intenti, quasi come un’eredità preziosa che si tramanda nella sua interezza di generazione in generazione. 

LA MAGIA DEL NATALE

LA MAGIA DEL NATALE

Il periodo natalizio rappresenta un momento magico per tutta la Costiera.
La magia della festa più attesa si avverte davvero in ogni angolo: ed ecco, allora, nascere piccoli e grandi presepi e alberi sfavillanti di luci e decori.
Molto diffusa è, infatti, la tradizione presepiale che coinvolge giovani e vecchie generazioni: in ogni chiesa, via o villaggio si allestisce una scena della Natività.
Le tecniche usate per allestire un presepe sono molteplici, da quelle povere e tradizionali quali cartapesta, creta e ceramica, sughero a quelle più sofisticate e moderne con l’utilizzo di pastori mobili, di effetti visivi e scenici. Allestiti secondo le più antiche tradizioni dell’arte presepiale napoletana, è possibile ammirarli un po’ ovunque nell’ambito della penisola.
Calde illuminazioni e coloriti addobbi conferiscono alle località un aspetto quasi insolito, l’atmosfera è di quelle che lasciano presagire festività molto suggestive.
Intanto, proprio mentre ogni comune  sfoggia il suo look natalizio, fervono le attività per dar vita a una miriade di iniziative capaci di rendere indimenticabile ogni momento trascorso nella Penisola Sorrentina.
Un ricchissimo calendario di eventi offre l’imbarazzo della scelta, ogni giorno almeno una manifestazione merita di essere seguita o vissuta.
È chiaro che il clou riguarderà le giornate del Natale e Capodanno, ma non mancheranno altri eventi da prendere in considerazione, ininterrottamente, fino all’Epifania.

Programmi aggiornati ed info sul nostro sito.

L'INTARSIO SORRENTINO

L'INTARSIO SORRENTINO

Il termine "tarsia", più comunemente noto come INTARSIO, deriva dall'arabo "tarsi" che significa decorazione preziosa o incrostazione.
L'intarsio è l'arte di contornare un disegno, in ogni suo pezzo, su lamine sottilissime di varie essenze di legno, con la tecnica del traforo. Tutti i disegni finiti, pertanto, si compongono di centinaia di piccoli pezzi, traforati prima e ricomposti poi dalla sapiente mano dell'artigianato che non potrà in nessun modo essere sostituita da macchina alcuna.
I legni pregiati usati, quali le radiche di olmo, noce e pioppo, il palissandro, l'ebano, naturale e tinto, devono essere selezionati con molta accuratezza per ottenere l'effetto policromo desiderato. La finitura dell'articolo viene resa mediante levigatura dei pezzi ed applicazioni di poliesteri, lucidi o opachi, che servono a preservare l'intarsio oltre che a donare quella brillantezza o opacità desiderata.
I lavori su legno realizzati con questa tecnica hanno, da sempre, suscitato un fascino particolare, anche in virtù dell'accostamento di colori caldi e delicati che solitamente caratterizzano queste realizzazioni artistiche.
La tradizione popolare fa risalire l’origine dell’intarsio sorrentino all’epoca dei monaci Benedettini, residenti, tra il VI ed VII secolo, presso il monastero di S. Agrippino in Sorrento.
Essi eseguivano lavori di intarsio ed intaglio presso il loro laboratorio usando specialmente legni di produzione locale quali il noce, il limone, l’arancio.
Nel periodo in cui si cominciò a sviluppare il movimento turistico, la Tarsia diventò uno dei pilastri portanti dell’economia locale trasmettendo al mondo un messaggio d’arte, di gusto, di genialità e di operosità. Grazie alla fama di cui godeva Sorrento come luogo di villeggiatura, molti personaggi del mondo politico e della cultura di fama internazionale ebbero l'opportunità di apprezzare la maestria dei nostri abili ebanisti.
I primi maestri della “marqueterie” possono essere senz’altro considerati Antonino Damora e Luigi Gargiulo ed una influenza certa, per quanto riguarda i disegni e le decorazioni, è venuta dai vicini scavi di Pompei ed Ercolano e dalla pittura Napoletana dell’800.
Fu così che si sviluppò l’arte di creare quei piccoli oggetti da scrittoio e “cassettini” in legno intarsiato con figure o mosaici destinati a diventare prodotti caratteristici dell’artigianato sorrentino. 
Ancora oggi è possibile trovare alcuni artigiani al lavoro nelle loro botteghe del centro storico, le caratteristiche botteghe dalle mura tappezzate di lavori, invase da pile di cassettini pressati nelle morse e sistemati all’esterno, affinchè il sole ne asciughi la colla. Presenze discrete e laboriose che colorano e caratterizzano le viuzze del centro storico.

Da visitare il Museo Bottega della Tarsia Lignea che ripercorre la storia di quest’antica arte e dei suoi maestri.

Foto di Agostino Di Maio


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